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PREFAZIONE                                                                 13

      di uno studio sistematico dei sistemi non lineari, e la necessità dell'uso di simulazioni
      numeriche accanto allo studio teorico ed all'esperimento di laboratorio. Questa esigenza
      di un chiarimento sui sistemi non lineari fu probabilmente sentita da Fermi per vari
      decenni, anche considerando le analisi e le critiche ai suoi lavori del 1922-1924. Il suo
      contributo alla fisica mondiale del 1930-1950, non gli permise di approfondire il settore
      strettamente fisico-matematico. La nota chiarificatrice di Falcioni e Vulpiani ci mette
      in contatto con un aspetto che a volte i "fisici di prima linea" sperimentale e teorica
      ignorano; il poderoso e a volte lento andare della fisica matematica, che può arrivare a
      nuovi importanti filoni di ricerca fondamentale, quali quelli legati allo studio dei sistemi
      integrabili o del caos dinamico, che in questi anni stanno aprendo vie nuove al nostro
      pensiero scientifico.
         Falcioni e Vulpiani partono dall'analisi di Fermi del 1923. Questi autori ci spiegano
      come il giovane Fermi argomentò, e questa conclusione venne accettata da tutti i fisici,
      che i sistemi hamiltoniani in genere sono da considerarsi ergodici, diciamo approssima-
      tivamente capaci di toccare con le loro soluzioni tutti i punti dello spazio assegnato,
      non appena si aggiunga una perturbazione epsilon comunque piccola alla hamiltoniana
      imperturbata.
         Ebbene, come questi autori ci spiegano, con precisi riferimenti, questa affermazione
      non è generalmente vera. Furono proprio le ricerche teoriche di Kolmogorov, e le analisi al
      computer di Fermi, Pasta ed Ulam che portarono a conclusioni inattese. Le conseguenze
      di questa ricerca, raccontata in modo affascinante da Falcioni e Vulpiani, hanno in questi
      anni avuto uno sviluppo crescente nel campo della fisica teorica e della fisica matematica.
      In particolare essi ricordano la scoperta, negli anni sessanta, dei solitoni. Vogliamo
      concludere sottolineando l'importanza delle affermazioni finali di Falcioni e Vulpiani nella
      loro nota:
         "La maggior parte dei fisici furono convinti dell'importanza dei sistemi non lineari
      non tanto dalla forza dei teoremi di Kolmogorov, Arnold e Meser quanto dalla potenza
       uggestiva dei disegni ottenuti da simulazioni al computer dei pionieri del caos: Fermi,
      Pasta, Ulam e Chiricov, Lorentz, Hénon. L'utilizzo sistematico del computer ha permesso
      la rinascita di interi settori di ricerca: gli esempi più rilevanti sono forse la turbolenza ed
      i sistemi dinamici caotici."
         Questa nota di Falcioni e Vulpiani porta maggior luce al consiglio di Fermi sul cal-
      colatore elettronico che riporto nel mio commento alle "Ultime lezioni di Enrico Fermi"
      descritte da Renato Angelo Ricci.
         Veniamo ora al periodo nucleare della attività creativa di Fermi, che inizia negli anni
      trenta, e continua sino alla sua prematura morte.

         6·9. Ugo Amaldi. - Questo lavoro [6], "La fisica dei nuclei dagli anni trenta ai giorni
      nostri", copre in rapida sintesi gli sviluppi della fisica nucleare dal suo nascere, si ferma
      a commentare i grandi risultati della scuola di Fermi degli anni trenta, ma si estende
      inoltre sino ai risultati ed ai problemi di oggi. Egli riporta i passi più significativi degli
      scritti degli allievi diretti di Fermi, in particolare Edoardo Amaldi ed Emilio Segrè,
      sofferrnandosi sugli anni gloriosi della fisica nucleare di Roma, 1934- 1938.
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